Digiunare per la spiritualità

Edward Earle Purinton

CAPITOLO X.

Era usuale che mi venisse il mal di testa ogni volta che andavo a un incontro di preghiera.

Un incontro di preghiera, è un luogo dove è possibile sostituire i sentimenti con le parole senza timore di venire indagati.

Naturale che mi venisse il mal di testa. La religione non appartiene al cervello – appartiene al cuore. Fai morire di fame il tuo cuore e ingozza il cervello – e puoi aspettarti delle vertigini morali. Anche un medico potrebbe pronosticarlo.

Una predica è principalmente una dissezione della Divinità. E non si può sezionare una cosa se non quando è morta. La Teologia nel suo insieme, è un esame post-mortem su Dio. La forma è tutta lì, ma in qualche modo l’anima se n’è andata. Una chiesa è troppo ammuffita perché Dio ci viva – il vero respiro di Dio è la libertà, la vita di Dio è la luce del sole. Dio è più animale che uomo. Considerando che i teologi difettano come animali, e sono difettosi anche come uomini. Dio non ha mai insegnato a un seminario di teologia – Dio fu sempre troppo eterodosso. L’unico posto dove Dio insegna è nella scuola della Natura. Si tratta di un convitto, e la Natura provvede per lo più generosamente ai suoi pupilli. Ma i bambini preferiscono quel venditore di gelati chiamato Ortodossia. Questo è il motivo per cui non hanno fame al momento del pasto. E’ per questo che hanno anche il colorito giallognolo – non è possibile formare il sangue rosso da ogni sorta di pappette.

Non condanno i servizi della chiesa indiscriminatamente. Ho solo tre obiezioni da opporre: le preghiere, i canti e la predica. Credo nella preghiera che non dice nulla, sente ogni cosa – e poi agisce. Credo nella canzone che di per sé da i brividi, dalla gola dell’allodola, o dell’amante, o della donna appena glorificata dalla maternità mentre in compagnia degli angeli bada al suo primo bambino. Credo nella predica che una vita silenziosa rende più eloquente.

Non credo nelle preghiere formali.

Non credo nei cori a pagamento.

Non credo nei predicatori per professione. Il mondo in generale ha comunque bisogno di queste cose – altrimenti non le tollererebbe. Ha bisogno delle osservanze domenicali – ne ho bisogno anch’io. Ha bisogno della calma, della musica, dei fiori, del sacro timore, della riflessione e dell’aspirazione che contraddistinguono il Giorno del Riposo dai giorni e dalle notti di agitata confusione. Domenica dovrebbe essere sinonimo di sanità mentale. Fisicamente e psicologicamente abbiamo bisogno solo del cambiamento, che di fatto otteniamo. Spiritualmente abbiamo bisogno di un cambiamento che non stiamo ottenendo. Se un uomo deve fare la predica, mettilo in tuta di lavoro durante la settimana. Lascialo lavorare duramente e pianificare, fallire e patire la fame, e peccare, soffrire e piangere – con l’Umanità. Poi lasciagli dire come la sua fede lo ha salvato e la gente si accalcherà alle porte esterne per sentire lui – lui è ora uno di loro. Ha certificato il suo messaggio.

E’ la Cristianità senza Cristo della chiesa che rende gli uomini irreligiosi.

Gesù il Nazareno fu l’anima più dolce, più sana, più cara che sia mai arrivata e andata via da questo pianeta. Gesù il Cristo è stato, ed è, la più completa incarnazione della Divinità mai rivelata agli uomini. Ma se dovesse apparire in carne ed ossa davanti a noi, la Chiesa di oggi marchierebbe Gesù il Nazareno come peccatore e considererebbe Gesù il Cristo un anarchico.

Nessuno di noi intende crocifiggere la Verità – siamo solo in uno stato di eccitazione con la febbre dell’esternalismo. Le stesse cose che ci rendono innaturali ci rendono anche non divini. All’inizio Dio risiedeva felicemente in ogni cuore umano. Ma mentre l’Umanità stava passando attraversando l’accecante incantesimo della Civilizzazione, Dio crebbe stanco di aspettare di fare qualcosa. Così Dio se ne andato via. Quando l’umanità si svegliò, c’era rimasto solo il rivestimento esterno di Dio. E loro lo chiamano religione – una forma e un nome. Nessun uomo che si definisca teologo o metafisico può guarire veramente l’anima umana. Solo il Silenzio guarisce – comprensione silenziosa e conoscenza silenziosa.

Ora veniamo alla Spiritualità – un bene poco compreso quasi tanto quanto frainteso come l’Amore. Che è così forte tanto quanto le parole ne danno l’idea. La spiritualità raramente si trova all’interno della chiesa e mai viene riconosciuta fuori. La pseudo-spiritualità è la maledizione di tutte le religioni organizzate. Permettetemi di citare alcune imitazioni del marchio – spacciate in modo assai diffuse e con successo per autentiche.

Spiritualità non è Pietà.

Nemmeno vanno mai insieme. Lo Spirito è Energia Infinita, laddove il “pio” è dichiaratamente impotente. Più di un uomo pio è buono – a dispetto della sua religione. Buono, ma non spirituale. Un cadavere è sempre buono.

Spiritualità non è Solennità.

La vita è troppo seria per essere più solenne. Anche in un cimitero puoi annusare i fiori invece di leggere le lapidi. Quelli a cui Dio sorride, non si rivolgono mai con cipiglio a Dio. Qualsiasi dio a cui ci si può rivolgere con cipiglio è un idolo. E gli idoli sono sempre cose tristi.

Spiritualità non è Credulità.

Quando sai, come puoi amare una cieca convinzione? La Spiritualità è una omni-pervadente coscienza che penetra l’invisibile e rende certo l’incerto. Un uomo può essere religioso – e ignorante. Non può essere spirituale – e ignorante.

Spiritualità non è Regolarità.

Pregare regolarmente equivale a non pregare mai. La sicurezza di piccole anime sta nella regolarità, quella di grandi anime nella spontaneità. Solo una grande anima può essere spirituale – o spontanea. Più di un uomo che “non ha perso una sola Domenica in chiesa per venti anni” ha perso Dio ogni Domenica per vent’anni.

Spiritualità non è Loquacità.

Tutta l’ispirazione del Paradiso si può riassumere in tre piccole parole – “Io ti amo”. Non hai nemmeno bisogno di parole – semplicemente emanale. Quando incontro delle persone, non mormoro “Piacere di conoscerti.” Ma faccio un sorriso e una stretta di mano che dicono tutto a loro – se hanno imparato la lingua del cuore. Se non l’hanno imparata, dobbiamo rimanere estranei comunque. Parlare è la dissipazione del frivolo – fare è la conservazione del spirituale. E raramente si uniscono. […] – continua nel libro.

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Prefazione del Libro

La filosofia del digiuno

 

Prefazione alla presente edizione italiana

a cura di Luciano Gianazza

Dopo aver portato all’attenzione del pubblico italiano i libri di Arnold Ehret, Autore noto come l’ideatore e maestro del “Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco”, vogliamo ora presentare ai nostri lettori un altro autore di un libro sulla salute sia fisica che spirituale, La Filosofia del Digiuno, pubblicato originariamente nello stesso periodo, i primi decenni del Novecento.

Parliamo di Edward Earle Purinton, un autore che ha conosciuto la Verità al di là della realtà apparente, come traspare dal libro. Purtroppo si conosce pochissimo della vita di questo autore, se non che è nato il 24 aprile del 1878 ed è morto nel 1945. I contenuti del libro, però, non possono che essere l’opera di un genio. Il titolo del volume, La Filosofia del Digiuno, non deve trarci in inganno: non si tratta di uno dei tanti libri sul “digiuno”, per quanto dì esso si parli e ne vengano date istruzioni per farlo. È l’aspetto filosofico e spirituale del digiuno che viene maggiormente descritto con dovizia di particolari, soffermandosi sui differenti obiettivi che possono essere raggiunti tramite il digiuno, in modo da soddisfare un tipo di pubblico più vario. Il digiuno specifico trattato in questo libro ha la precisa durata di trenta giorni e Purinton lo compara a quello dei mistici, sia orientali che occidentali, dei proto-cristiani e del Cristo stesso.

Conoscere la verità dietro il velo dell’illusione, sapere chi sei veramente, conoscere lo scopo della vita, ottenere la perfetta salute fisica, mentale e spirituale, sono le mète raggiunte dall’Autore grazie a ciò che lui chiama il “Digiuno della Conquista”.

L’Autore è irriverente, senza compromessi, nei confronti dell’ipocrisia che regna nei campi della scienza, della religione e della civiltà in generale. Egli ritiene che questo non sìa un libro “per tutti”.

Secondo le sue stesse parole: «Il successo di questo libro sarà proporzionale al numero di quelli che non lo leggeranno. E il suo fallimento potrà essere misurato con la quantità di acclamazioni che susciterà».

Chi ritiene di essere nient’altro che un mero corpo fatto di carne e ossa e che lo spirito sia un’invenzione della religione, troverà in questo libro utili nozioni per ottenere uno stato di salute invidiabile, anche se inaspettatamente potrebbe raggiungere qualcun’altra delle mète prefisse. Inoltre, questo potrebbe essere il libro ideale per chi desidera conoscere se stesso, per sapere chi egli sia veramente, per fare dei passi in avanti verso l’Infinito. Anche per chi già dice di sé “Io sono me stesso”, potrebbero esserci delle sorprese nello scoprire che quello che si crede che sia, spesso non è!

In questo Terzo Millennio, l’Umanità è più che mai confusa e a confonderla sempre di più contribuisce la letteratura del filone “New Age”, con tutta una serie dì libri sul miglioramento personale, un miglioramento da considerarsi presunto e spesso inesìstente, a dispetto delle rassicurazioni degli autori. Passata l’euforia dopo la lettura o la partecipazione a un “seminario” sul tema, quasi sempre ci si ritrova come si era prima, con in più una nuova delusione da archiviare. È invece molto probabile che ciò non accadrà con il presente libro, il quale non finirà dopo la prima lettura sullo scaffale assieme agli altri per non essere più letto, ma sarà sempre a portata dì mano per una continua rìlettura, proprio come facciamo con ì libri che veramente amiamo.

La cultura occidentale, prevalentemente materialista, cerca di spiegare scientificamente l’esistenza del genere umano in quanto frutto dell’evoluzione di un insieme di elementi che si sono uniti casualmente partendo dal Caos. Non pone domande sul perché siamo qui e cosa ci facciamo. Attribuisce all’uomo delle qualità e delle virtù e considera desiderabile conseguirle e mantenerle, e chiama colui che le possiede “Uomo” con la “u” maiuscola, considerando come suo obiettivo il progresso scientifico e tecnologico in contìnua espansione. L’aspetto spirituale viene lasciato alla religione, ritenendo necessario per le persone credere in qualcosa di superiore che le protegga per affrontare le difficoltà della vita.

Se questo è il caso, allora, il lettore convinto che non vi sia altro al di là dell’esistenza materiale potrebbe non essere soddisfatto dell’acquisto.

In àmbito spirituale, molti hanno cercato di dare un significato alla nostra permanenza sulla Terra. C’è molta letteratura sul tema in cui si lègge principalmente che noi siamo qui per una missione oppure per fare esperienza e poi arrivare a un livello superiore di esistenza. Tutto questo è molto poetico, ma la cosa che più si avvicina alla verità su come stanno veramente le cose è una colonia penale per soli ergastolani senza possibilità di abbreviare la pena per buona condotta. Ogni essere spirituale sulla Terra, vita dopo vita, si sigilla compulsivamente dentro una macchina chiamata corpo umano, programmata per pensare con concetti prestabiliti secondo un protocollo chiamato “Umanità” e ad agire conformandosi a esso. Sotto questo punto di vista il film Matrix non è pura e semplice finzione. Non è possibile qui allargare il discorso per spiegare perché ci troviamo in questa situazione, ma chi pensa di non essere uno “spirito” bensì soltanto un corpo e non volesse considerare la possibilità che le cose stiano diversamente, allora probabilmente non sarà completamente soddisfatto dell’acquisto di questo volume.

A chi, quindi, questo libro potrebbe offrire completa soddisfazione? A chiunque non sì opponga alla possibilità che Lui stesso possa essere Dio. Non dimenticando che c’è differenza fra poter essere Dio e essere Dio. Fra le due condizioni c’è tutto un cammino che La filosofia del digiuno mostra a chi lo leggerà senza pregiudizi.

A quelli che hanno già acquistato il libro prima di aver letto questa breve presentazione vogliamo offrire i nostri complimenti: la loro anima li ha spinti ad acquistarlo, e non importa se essi credano di essere un corpo o di essere uno spirito decisamente umano, avranno fatto comunque un’ottima scelta!

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Un Prologo Personale

Edward Earle Purinton

Edward Earle PurintonUn altro pezzo del libro La Filosofia del Digiuno. Un altro frammento della personalità dell’autore, sempre schietto e trasparente:

Il successo di questo libro sarà proporzionale al numero di quelli che non lo leggeranno. E il suo fallimento potrà essere misurato con la quantità di acclamazioni che susciterà.

Le parole in sé sono futili come mattoni sparpagliati.

Esse durano solamente quando sono cementate dal sentimento e allineate verso uno scopo. Il campo della letteratura è quasi del tutto una mattonaia desolata, con pezzi rotti e scheggiati sparsi qua e là a mostrare come poteva essere se il costruttore avesse saputo cosa farne.

La vita è l’unica letteratura che vive. E se non avessi dapprima vissuto questo libro, non sarebbe valsa la pena scriverlo. Scrivere per qualsiasi altro motivo che non sia perché uno “deve”, vuol dire insultare se stessi e martirizzare i proprî amici. Se scrivi soltanto quando devi, potresti non sempre essere rispettoso verso i tuoi amici. Ma almeno sarai leale con te stesso. E l’esame attento dei tuoi scritti non potrà mai essere un prezzo troppo alto da pagare per conoscere qualcuno che è sincero. Gli uomini sinceri sono comuni quasi quanto le gazzelle coraggiose o le tigri compassionevoli.

“La Filosofia del Digiuno” è un’invocazione alla sincerità e un trattato sull’integrità umana. Per i primi venticinque anni della mia vita fui tutto tranne che integro. Poiché ero tutto tranne che sincero. Non osavo essere sincero con me stesso, o con i miei compagni. La civilizzazione, il classicismo e l’ortodossia si erano uniti per farmi apparire ciò che non ero e per mortificare ciò che ero. Il corpo, la mente e l’anima, erano appesantiti da un carico di esteriorità che giorno dopo giorno pesava sempre di più e diveniva sempre più penetrante, fino quasi a togliermi la vita.

Nacqui debole, ero semi-invalido, e soffrii di malattie croniche per quasi tutta l’infanzia e l’adolescenza. Una quindicina di forme di malattie costituzionali lavoravano a turno per darmi problemi; finché famiglia, amici e medici iniziarono a disperarsi per il risultato. Prendevo insieme sei diversi tipi di medicine, pesavo 110 libbre anziché 150, passavo quasi tutto il tempo tempo accanto al fuoco o sul divano, e minacciavo di diventare inutile a me stesso e a chiunque altro. I sintomi erano principalmente nervosi e digestivi, ed erano prodotti da diverse combinazioni di elementi. Avevo ereditato da mio padre una mente incessantemente attiva, da mia madre un’anima ipersensibile e un corpo piccolo e tremolante, da entrambi un’ambizione insaziabile; sembravo del tutto incapace di trovare un equilibrio. A dodici anni indossavo un cappello da uomo, avevo il corpo di un bambino di otto, e un’anima più vecchia di chiunque altro avessi mai incontrato. Naturalmente nessuno mi capiva. E per me il più grande enigma nell’Universo ero io nei confronti di me stesso.

Non potevo andare in carrozza, stendermi in un’amaca, o arrampicarmi su un albero senza avere le vertigini, la nausea e diventare pallido. La più leggera disarmonia fisica o irritazione mentale mi portavano ad avere dei mal di testa che duravano per giorni. Le adunate pubbliche mi opprimevano e mi soffocavano — era la falsità velenosa della consuetudine sociale, sebbene allora non lo sapessi.

Le abitudini dell’esistenza mi facevano eternamente impazzire — ogni orologio, calendario e campana scolastica in città sembravano gridare la crudeltà della legge e dell’ordine. La richiesta di consuetudini insensate, la morsa delle abitudini inutili, il potere della regola e dell’agire meccanico, la confusione dei beni superflui, l’onere dei doveri fittizi, il miasma dell’opinione popolare, il solco lasciato dai precedenti, la catena dell’ambiente, la benda della superstizione — da tutte queste barriere al progresso umano io mi dibattevo per essere libero. I dottori, nel frattempo, dichiaravano con accento profetico di non riuscir a trovare delle basi fisiologiche alla malattia — doveva essere tutto nella mia immaginazione!

Certo che lo era. Ciò che conta è il tutto. E specialmente la diagnosi di un dottore — che conta finanziariamente.

[…]

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La Filosofia del Digiuno — Regola 17

Edward Earle Purinton

Edward Earle PurintonNon c’è paragrafo del libro che non contenga saggezza. Quando leggiamo “regole per” o delle istruzioni passo passo per fare qualcosa, ci aspettiamo la solita lista d’azioni da fare per portare a compimento una pratica o un esercizio. Questo non ti può capitare leggendo gli scritti di Edward Earle Purinton, la monotonia non fa certo parte del suo stile.

Questa regola mi ha divertito molto, come del resto tutto il libro, per la sfrontatezza con cui affronta argomenti che di sicuro avrà scosso non poco il conservatorismo ipocrita del suo tempo.

REGOLA 17 — Impara a ridere dei sintomi.

Anche per la gente stupida che annota i sintomi.  Mentre stiamo parlando di persone, vorrei richiamare la tua attenzione sull’aspetto assurdo di coloro che devono mangiare.  Nutrire il viso di una persona è un’operazione grottesca, al meglio.  Ma quando gli esseri umani in realtà ne fanno la base di tutta la socievolezza, l’ospitalità, il cameratismo e l’allegria — la scena è così ridicola da essere patetica.  Divertiti come un matto in famiglia, mentre gli altri si inchinano davanti al cuoco.  Osserva da vicino come i loro volteggiamenti gastronomici rassomiglino allo sgranocchiare dei loro fratelli scimmieschi.  In merito alla digeribilità del pasto assumi un aria di dubbio e profezia di coliche tali da far loro desiderare che lo stomaco non fosse mai stato inventato.  Lascia che vedano che tu Sei — mentre loro?  Sono una sorta di pasticcio crudo, fatto per metà di rimasugli e per metà di abbozzi.  Rimasugli di ciò che un buon animale avrebbe potuto essere, abbozzi di ciò che un uomo passabile potrà diventare nel tempo.  È così comune, così volgare, così insopportabilmente plebeo dover mangiare; tu appartieni a una razza superiore di esseri che si nutrono soltanto quando lo decidono.  Adesso come adesso tu non stai scegliendo — ed è un tale divertimento farsi beffe dei membri del Knights of the Knife & Fork*.

Ma avevamo iniziato a dire qualcosa sui sintomi.  Questo ci ricorda i dottori — debole e pallida memoria.  Un dottore ritiene suo dovere dare così tanti farmaci perché si occupa di tanti sintomi — in base al principio, suppongo, che lo scambio equo di nefandezze non sia una rapina.  L’assurdità di un dottore è eguagliata solamente dalla sua solennità — e dalle sue basette, queste essendo il limite di entrambe.  Nel lungo catalogo delle fallacíe della scuola farmacologica non vi è nulla di così anti-scientifico come un sintomo isolato.  Non dice nulla e predice meno.  È il singolo sfarfallio di un proiettore che ebbe inizio una generazione prima e deve continuare fino alla generazione successiva.  Se vuoi la Verità, non perdere tempo con i sintomi.  Osserva i principî ed esamina le cause — lascia che azioni e risultati si prendano cura di se stessi da soli.

Ecco un caso su questo argomento.  Parecchie persone dicono che la frutta fresca “non va d’accordo” con loro.  Non è così.  Non può essere.  Sono loro che “non vanno d’accordo” con loro stessi.  Hanno lo stomaco così pieno di cibo non digerito che l’acido della frutta riattiva un fermento nel bel mezzo della putrefazione.  La materia morbosa deve essere espulsa in qualche modo — dice comunque la frutta.  Ma il mangiatore stupido risponde:  «No, lascia stare le cose così fino a quando non mi accorgo di cosa c’è».  Allora il dottore intasca la mazzetta per zittire la fermentazione — e dice «Togliete la frutta».  Addormentare il sintomo per curare la malattia; questa è la assai razionale teoria dell’assai scientifico  dispensatore di farmaci.

Ora, durante il lungo Digiuno perderai parecchio peso — probabilmente una media di una libbra al giorno.  Non importa — è una buona liberazione di una cattiva spazzatura.  Ricupererai il peso alla fine del Digiuno, con un incremento di forse una libbra e mezzo al giorno, e questa volta sarà sangue puro, polpa soda, tendini forti.  Potrai sentirti inspiegabilmente debole, stranamente insicuro.  Non c’è bisogno di preoccuparsi — è sopra a tutto immaginazione.  Fisiologicamente non ci dovrebbe essere nessuna perdita di forza vera e propria a meno che cervello, nervi e muscoli non siano effettivamente in deperimento; cosa che non si verifica finché anche una sola oncia di carne riceve ossigeno.  Spesso una sensazione simile alla debolezza accompagna il passaggio di impurità dal corpo — cervello, sangue, intestini, polmoni, reni, pori, tutti stanno servendo come speciali sistemi di fognatura all’inizio di un Digiuno.  E poiché la materia di scarto nel processo di decadimento se ne va sempre per prima, la parte iniziale del Digiuno è naturalmente la più fastidiosa.  È un dato di fatto, peggio ti senti, meglio stai.  Anzi, stai diventando migliore —  non ti sentiresti male ora se prima non fossi stato male per molto tempo.  Questo è ciò che i Naturopati chiamano la “crisi”, l’espulsione in superficie e ivi la comparsa di tutta la bruttura che stava in agguato in profondità nell’organismo forse da metà di una vita.  Cosicché più miserabile ti senti, più è certo che hai bisogno di un Digiuno.  Il modo più rapido di far credere nell’Inferno a un Libero Pensatore è di metterlo a fare un lungo Digiuno:  lui ci sarà la prima settimana.  Ma la terza o la quarta settimana arriverà in Paradiso — così non serberà rancore nei tuoi confronti.  Non c’è un posto in Paradiso dove nascondere un rancore — troppo sole ovunque.  Suggerimento per i teologi; il “pozzo senza fondo” è la bocca dello stomaco — oltrepassala e sei salvo.

Le donne, in particolare se flaccide e anemiche, si sentiranno “completamente perse”, forse ossessionate da una vasta gamma di paure, timori e fantasmi.  Non allarmarti — sono soltanto i fantasmi di quelle malsane Charlotte Russe* che stanno per andarsene.  Forse lì ci sono sepolte anche alcune Sally Lunns*.  Potrebbe succedere che venga scavato anche l’intero cimitero mentre stai digiunando — di modo che possano crescervi dei fiori la prossima primavera.  Ricordati per tutto il tempo che il Digiuno non è da biasimare, ma lo è la follia che ha preceduto e reso necessario il Digiuno.  E sii felice che alla fine ne ricaverai un senso, anche se ti costa un dolore o due.

Le tue pulsazioni possono scendere di venti battiti — a una persona che ho conosciuto sono scese da 86 a 68 in quattro giorni.  Improvvisi attacchi di vertigini, nausea, e manifestazioni simili potranno infastidirti, specialmente se sorgono velocemente.  Variegati assortimenti di mal di testa potranno susseguirsi come una fila di variopinti carrozzoni da circo.  Cento e una condizioni insospettabili potranno svilupparsi prima o poi.  Ancora una volta ti dico — «Fatti beffe dei sintomi — mandali immediatamente in bancarotta».  Tu hai molta piú importanza dei tuoi dubbiosi sentimenti.  E fin tanto che sai di essere nel giusto — se ne vadano ad Halifax con il carro della marmaglia.  Direi “all’Inferno”, ma sono molto attento a non offendere i “membri della stoffa”*.  Come il termine li descrive — manichini sartoriali della Teologia.

GLOSSARIO (Usa il pulsante indietro del tuo browser per ritornare a dove stavi leggendo)

Knights of the Knife & Fork
Dal XVIII secolo furono fondate a Yale un vasto numero di società, fraternità e club di ogni genere; fra questi c’erano gli “eating club” a cui si affiliavano studenti e docenti dell’università. Ogni club aveva una sua propria cucina secondo i gusti o desideri dei suoi membri e i nomi spesso erano esplicativi delle preferenze, fra i molti: Anaconda, Avvoltoi, e per l’appunto Knights of the Knife & Fork (Cavalieri del Coltello e della Forchetta)
Charlotte Russe
Charlotte Russe è un dolce inventato dallo chef francese Marie Antoine Carême (1784-1833), che lo ha chiamato così in onore dello zar Alessandro I (russe è la parola francese per “russo”), presso cui ha lavorato.
Sally Lunn
Un Sally Lunn è un tipo di pane lievitato originario di Bath nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, la cui ricetta si dice che sia arrivata con un’emigrata francese nel 17 ° secolo. È tradizionalmente servito a fette tagliate orizzontalmente e tostate.

Membro della stoffa (Member of the cloth)
Un membro del clero e/o un leader spirituale della Chiesa cristiana.

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La Filosofia del Digiuno – REGOLA 8

Edward Earle Purinton

Edward Earle PurintonL’autore ha scritto la Filosofia del Digiuno nel 1905 e il lettore potrebbe pensare che le informazioni e la conoscenza in esso contenute siano obsolete. Commenti e quesiti dello stesso genere in passato mi sono stati posti anche riguardo i libri di Arnold Ehret, ma ormai tutti sono certi che per quanto risalgano a un secolo fa i contenuti sono sempre attuali come informazioni, conoscenza e conseguimento di risultati tramite la loro applicazione.

Man mano che proseguivo nella traduzione del libro, rimanevo meravigliato nel rendermi conto che, per quanto l’Uomo in un secolo abbia fatto progressi inimmaginabili nei più svariati campi, sotto certi aspetti non ha fatto molti cambiamenti, soprattutto dal punto di vista del suo carattere o modo di essere, come potrai renderti conto leggendo l’estratto che pubblico in questa pagina.

Edward Earle Purinton è un autore avanti sui tempi, libero da qualsiasi tipo di convenzione sociale e dall’influenza della personalità. Il digiuno di cui parla è il digiuno dei maestri, dei saggi, e fà una panoramica di tutti gli aspetti dal punto di vista filosofico fra i quali, per esempio, digiunare per la salute, la ragione principale per cui normalmente si intraprende un digiuno, è un tredicesimo dell’intera magnifica esposizione. L’aspetto spirituale del digiuno è tenuto in massima considerazione dall’autore che invita a studiare anche altri libri del genere di quelli di Arnold Ehret per la corretta pratica del digiuno, non trascurando lui stesso di dare importanti informazioni e avvertimenti per il corretto svolgimento della pratica.

Dalle Venti regole per un digiuno sicuro ti voglio far conoscere la REGOLA 8 e ti renderai conto che certe cose pare proprio che non cambino mai!

REGOLA 8 — Stai da solo, o tra estranei.

Il modo più sicuro per fare di un uomo il tuo nemico è quello di dargli dei “consigli amichevoli” in abbondanza. Secondo questa ipotesi, ogni amico di un digiunatore diventa il suo più fatale nemico. Se non si preoccupano fino a diventare isterici per la paura che tu muoia di fame, faranno come minimo commenti sul tuo aspetto, diagnosticheranno sintomi, ti chiederanno di descrivere come ti senti, in poche parole ti tormenteranno fino a svuotarti di quella stessa vita che sono così ansiosi di proteggere. Nessun ottico ha mai trovato occhialetti che allevino la miopia della Sollecitudine; è congenita e non può essere curata.

Non dire neanche ai tuoi amici e parenti che intendi digiunare. A meno che tu non sia benedetto da quel raro dono degli dei — un compagno o una innamorata che capisca. La comodità di essere accolti dal consiglio e dalla simpatia di questo Uno sarebbe legittima e indicibilmente rassicurante. Vai fuori a campeggiare; noleggia una casa galleggiante; trova alloggio presso un contadino lontano, rientrando solamente di notte; meglio di tutto, arrotola qualche accessorio in un sacco a pelo impermeabile e affrettati a raggiungere un qualche posto solitario tra le montagne o in riva al mare.

Un altro motivo al di là dell’interferenza di amici. Se ogni giorno sei in compagnia di persone assuefatte alla monotonia dei tre pasti, non puoi evitare di vedere, odorare, e ricordare il cibo. Non è una situazione salutare per uno che cerca cosí disperatamente di dimenticare il cibo. Tieniti lontano dal tavolo, dalla credenza, dal libro di cucina e dalla campanella della cena. Non perché potresti essere “tentato di mangiare” — in quel caso, fèrmati immediatamente lì fin quando non avrai conquistato l’errante tendenza. Ma perché stai vivendo su un piano superiore e non devi essere irritato da quelle grossolane vibrazioni che si attivano quando si mangia.

Ancora una terza considerazione. Un completo cambiamento di scenario è essenziale, e va a vantaggio di una nuova prospettiva. Nessuna traccia di vecchie relazioni, nessuna iterazione di offerte della memoria, nessuna influenza deviante dovrebbero essere sopportate tra te e l’orizzonte. Qualsiasi psicometrista ti dirà come anche gli oggetti completamente inanimati siano impregnati dell’aura dei loro proprietari o di chi li usa. Libri, quadri, mobili, ogni cosa — tutti portano un messaggio di bene o di male che non possiamo evitare di ricevere, lo si voglia o meno. La vera atmosfera di una casa per lebbrosi è una maledizione, la vera atmosfera di un luogo di culto è una benedizione. Tutto ciò serve a sottolineare la necessità di stare da soli mentre si consegue il Digiuno.

Qui trovi il libro completo:

La filosofia del digiuno

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